Etica e Cultura nella Finanza

1. Il quadro internazionale.

A seguito degli scandali societari di inizio millennio (Enron, Parmalat, ecc.) e soprattutto della crisi finanziaria che ha destabilizzato l’economia globale a partire dal 2008, le istituzioni internazionali, le autorità di vigilanza e i legislatori sono intervenuti per prevenire il reiterarsi di pratiche scorrette o comunque dannose per i risparmiatori e il sistema finanziario da parte dei soggetti in esso operanti. Si pensi alle linee guida pubblicate dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e dal Financial Stability Board, alle recenti direttive e regolamenti promossi dalla Commissione Europea, nonché agli orientamenti dell’Autorità Bancaria Europea e ai rapporti elaborati dal G30.

Nonostante la mole di documenti pubblicati, sotto forma di rapporti, peer reviews, guidelines e atti normativi, il mondo assiste a una nuova ondata di scandali e all’emersione di comportamenti illeciti in violazione di regole di ogni tipo (prudenziali, antiriciclaggio, contro gli abusi di mercato, ecc.). Il fenomeno ha una portata globale e riguarda sia gli USA (si pensi allo scandalo dei conti correnti fasulli di Wells Fargo o alla transazione miliardaria per violazioni commesse nella vendita di strumenti finanziari agli investitori da parte di Deutsche Bank), sia la UE; basti citare:

a) la manipolazione del Libor e del mercato valutario da parte dei principali intermediari, ai quali era affidato il compito fiduciario di stabilire i tassi di interesse e di cambio per il sistema;

b) le perdite causate a JP Morgan da comportamenti imprudenti e fuori controllo dei gestori della tesoreria di Londra, meglio conosciuti come London Whale per la loro monopolizzazione di certi mercati;

c) lo scandalo delle polizze PPI (payment protection insurance) vendute nel Regno Unito ai prenditori di mutui dietro pagamento di premi eccessivi.

2. La situazione italiana

Com’è noto, la crisi e gli scandali non hanno risparmiato l’Italia, seppure vi sia stato nel nostro paese un imperdonabile ritardo nell’accertamento dei dissesti bancari e delle ripetute violazioni di norme da parte degli operatori. I casi italiani presentano evidenti peculiarità rispetto alla maggior parte di quelli stranieri. Non solo essi sono stati determinati da una crisi economica che ha colpito con particolare violenza il nostro paese (da anni afflitto dal problema della mancata crescita), ma anche da fenomeni quali l’interferenza nefasta della politica nella gestione di alcune banche (si pensi ai casi del Monte dei Paschi di Siena e di Banca Carige, per anni feudi di diversi potentati politici) e l’elevato livello del debito pubblico che ha ritardato le operazioni di salvataggio statale delle banche che oggi si devono comunque risanare (ad un costo superiore a quello che si sarebbe affrontato nel caso di un intervento tempestivo).

Inoltre, le crisi bancarie recenti sono state determinate da una miscela di incompetenze manageriali, difetti di governance e di vigilanza pubblica, frodi finanziarie e gravi violazione di regole di condotta, tali da minare alla radice la reputazione del nostro sistema finanziario, tanto agli occhi dei clienti delle varie istituzioni (perfino di quelle sane), quanto dal punto di vista degli investitori e dei mercati internazionali. Scandali come quelli che hanno colpito le banche del nord-est (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e quelle del centro-nord (Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti) sono emblematici di una cultura finanziaria davvero molto lontana dagli ideali di tutela del risparmio teoricamente perseguiti dal nostro ordinamento giuridico e comunque praticati – in misura che resta da verificare nei singoli casi – da quelle nostre istituzioni finanziarie che non sono state messe in ginocchio dalla crisi e non hanno dato prova di comportamenti gravemente illeciti nei confronti dei risparmiatori e del sistema.

3. Per un nuovo approccio alla crisi

Nella situazione descritta a livello internazionale e interno, è doveroso tentare di individuare le radici profonde delle gravi distorsioni riscontrate nella gestione delle istituzioni finanziarie, nella loro governance e nella loro vigilanza da parte degli organi pubblici di controllo. Le cause dei dissesti e degli scandali non possono essere ricercate esclusivamente nella crisi finanziaria e poi economica senza precedenti che ha colpito il mondo occidentale. Altri fattori di crisi hanno certamente contribuito alle patologie denunciate e interessano aspetti fondamentali del capitalismo, quali la cultura d’impresa, l’etica degli affari e della finanza, il ruolo della politica nell’economia, oltre naturalmente il diritto d’impresa e della finanza e il suo enforcement nei vari paesi.

Negli ultimi decenni l’attenzione dei giuristi si è concentrata sul tema, certo fondamentale, dell’enforcement: non bastano le regole, che pure sono importanti – si è più volte ripetuto – bisogna anche implementarle con strumenti adeguati tanto di diritto pubblico (incluso quello penale), quanto di diritto privato. Questo approccio non sembra peraltro più sufficiente a fronte della gravità e della frequenza di comportamenti illeciti e/o temerari che minano alla base la reputazione e la stabilità delle nostre istituzioni finanziarie. I giuristi, ma anche i governi, le autorità e le stesse istituzioni finanziarie, devono prendere coscienza del fatto che il diritto non basta per salvare i nostri sistemi capitalistici e la stessa società civile. Altri interventi sono necessari che incidano direttamente sui valori che il diritto presuppone e che appartengono alle sfere dell’etica e della cultura. Solo approfondendo i contenuti e il ruolo della cultura e dell’etica nella sfera economica e solo educando i cittadini, gli amministratori e i dipendenti delle imprese, i governanti e le autorità di controllo, ai valori di un’economia di mercato sostenibile può pensarsi di salvare il sistema democratico nel quale viviamo.

4. Obiettivi del workshop

A simili obiettivi mira il workshop che la presente nota introduce. Esso vuole approfondire i temi della cultura e dell’etica nella finanza, con particolare riguardo alle nostre istituzioni finanziarie e al nostro paese, al fine di censire i valori condivisi dal sistema e quelli specifici delle singole imprese, e di individuare proposte per un miglioramento dell’etica e della cultura a tutti i livelli dell’organizzazione sociale (rappresentati da manager e dipendenti, consigli di amministrazione, governanti e autorità di controllo, cittadini in genere).

Per tali fini, si esamineranno sia i casi virtuosi – che consentono di individuare alcuni dei modelli organizzativi e di condotta da suggerire – sia i casi negativi, rappresentati dagli scandali e dai dissesti sopra citati, lo studio dei quali metterà in luce le disfunzioni organizzative e comportamentali da evitare e prevenire attraverso strumenti quali l’educazione e la governance, oltre alla regolazione e alla vigilanza pubblica.

5. Metodologia

Il workshop si collega con un progetto di ricerca curato dal Genoa Centre for Law and Finance dell’Università di Genova e dall’Institute of Financial Law della Radboud University of Nijmegen (Olanda), che prevede un convegno internazionale ad Amsterdam nel gennaio 2018 e la pubblicazione di un volume a cura di G. Ferrarini, D. Busch e G. van Solinge su Corporate Governance of Financial Institutions: Law, Ethics and Culture per i tipi della Oxford University Press nel 2019. Tale progetto di ricerca ha carattere multidisciplinare e si avvarrà degli strumenti di analisi forniti da diritto, economia, sociologia, antropologia, psicologia e neuroscienze. Il focus del progetto sarà sull’Europa, ma saranno anche affrontati argomenti e case studies relativi a continenti diversi (principalmente America e Asia).

Il presente workshop seguirà peraltro un approccio essenzialmente pratico grazie alla partecipazione non solo di accademici, ma anche di operatori e professionisti di grande esperienza. Esso comporterà l’analisi di case studies rappresentati dai recenti dissesti bancari italiani, con particolare riguardo a Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Carige e Monte dei Paschi di Siena. Tale analisi dovrà portare all’individuazione, tra l’altro, di red flags che potranno riuscire utili in futuro a consigli di amministrazione e organi di vigilanza nella scoperta e prevenzione di comportamenti illeciti o comunque tali da creare rischi eccessivi per le istituzioni interessate. Il workshop riceverà altresì le testimonianze di esponenti autorevoli delle imprese e della finanza, che aiuteranno a mettere a fuoco talune esperienze positive in materia di cultura d’impresa ed etica degli affari. A lato del workshop e in modo più confidenziale saranno compiute interviste di manager, professionisti e operatori in genere, al fine di corroborare con dati anche quantitativi le informazioni relative allo stato e all’evoluzione dell’etica degli affari e della cultura d’impresa nel nostro paese

6. Nuovo modello

In sintesi, il workshop propone alle istituzioni finanziarie un nuovo modello etico improntato a sostenibilità, sicurezza e innovazione, nel quale si realizza una sinergia tra strutture sociali formali (come regole, corporate governance, incentivi ecc.) e strutture sociali informali (valori etico-culturali). La tesi di fondo proposta ai partecipanti e da approfondire nel corso dei lavori è che solo un modello improntato sulla responsabilità può, in ultima analisi, garantire la creazione di valore dell’impresa tramite la promozione, a tutti i livelli dell’organizzazione, di comportamenti collaborativi e congruenti con il modello di business prescelto. In tale prospettiva, etica e profitto non sono approcci inconciliabili alla produzione di beni e di servizi, bensì fattori complementari di un sistema capitalistico riformato.

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